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La rassegna stampa e i comunicati del festival.

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Mobilitazione totale  – Maurizio Ferraris

Maurizio Ferraris – Mobilitazione totale

[Laterza, Roma-Bari 2015]

Il libro invita a riflettere sulla condizione «totalmente mobilitata» dell’individuo contemporaneo: dobbiamo reagire a ogni segnale, essere pronti ovunque e sempre. Lo stile è quello diretto e trasparente di un nuovo pensiero engagé – il cui oggetto è la vita ai tempi del web – che attinge con disinvoltura a teorie della società e della normatività (anche giuridica), all’economia politica e all’antropologia, sullo sfondo del paradigma del «New Realism».

Il testo si apre con una brevissima narrazione. Un uomo si sveglia nel cuore della notte, vede sul cellulare una email di lavoro, risponde immediatamente come se avesse ricevuto un ordine perentorio. Il dover essere percepito dal soggetto proviene da una forza che esiste prima e oltre la mail. Un normativo diffuso, arcaico, lo chiama a mobilitarsi: deve agire. Non può non rispondere, altrimenti perderebbe il lavoro, la chance, la relazione: tutto.

Chi o cosa ci mobilita? La risposta di Ferraris è chiara: la chiamata alle «ARMi», Apparecchi di Registrazione e di Mobilitazione della intenzionalità (smartphone, tablet, etc.), che hanno il potere di indurre ad agire perché, nella loro ambivalenza, risolvono questioni creandone di nuove, come il pharmakon platonico; svelano vincoli (ci sentiamo in colpa se non controlliamo le mail) ma anche opportunità (comunichiamo in modo infinito e possiamo verificare seduta stante un’informazione). L’acronimo ARMi non è casuale. L’apparato non ha un corpo come il Leviatano, ma produce istanze governamentali degne della più invasiva biopolitica. Agisce oltre la microfisica del potere, attraverso una «fisica del potere»: le chiamate alle armi sono i tangibilissimi segnali trasmessi attraverso i messaggi. Le «munizioni», per restare nel gergo polemico che Ferraris mutua dalla «Mobilitazione totale» di Jünger, sono le tracce e le registrazioni che, nel linguaggio 2.0 e oltre, codificano dialoghi e dati: tracce che possono essere usate (come prove, ad esempio) e che proprio in ragione di questo potenziale mobilitano e responsabilizzano (concetto giuridico che, questo Ferraris lo omette, porta con sé la dinamica comunicativa domanda-risposta).

L’imperativo categorico è sostituito da quello tecnico – «se puoi, allora devi» – e il comando costruisce il legame sociale introducendo un surplus nella relazione. Se il potere, nella società mobilitata, si alimenta nei segnali e fra i segnali (che non si devono ignorare), l’azione si moltiplica all’aumentare del numero di registrazioni. Messaggi che a loro volta ne generano di nuovi, in un’autopoiesi esponenziale del Verantwortungsprinzip (principio di responsabilità) della dottrina penalistica tedesca. Il richiamo al discorso giuridico non è casuale: l’operazione più rilevante di Ferraris è interrogare le nuove forme di normatività. Il dover essere ha molte forme e la norma giuridica è solo una fra le sue possibili declinazioni. Siamo responsabili prima e oltre le azioni catalogate nei codici. Lo siamo perché entriamo in comunicazione con l’altro e partecipiamo della complessa rete di saperi (e doveri) che è il web: un vero e proprio «acceleratore della documentalità» fondato su dispositivi tecnici (automatizza), topologici (è smaterializzato e su di esso «il sole non tramonta mai»), ontologici (esiste diversamente rispetto ai mezzi di comunicazione ordinari). Gli apparati di mobilitazione e la loro portata normativa formano un grande inconscio collettivo «polemico e aggressivo». D’altra parte, questi apparati ci preesistono: una conseguenza discutibile della tesi realista secondo cui la realtà sociale esiste, resiste ed emerge (a questo tema è dedicato il suo prossimo libro, in uscita per Einaudi) al di là della sfera intenzionale degli individui, la cui esistenza è adeguata solo in quanto accoglie la sua dipendenza dal reale. Uno sguardo politico-giuridico sul fenomeno della mobilitazione suggerirebbe invece che non basta decostruire il costruttivismo soggettivistico. Meglio sarebbe mirare alla polarità fra realismo e intenzionalità soggettiva: un medio proporzionale in cui il soggetto è mobilitato, ma anche e anzitutto agente.

Ora ridateci la verità

Una volta credevamo che un duro lavoro, sacrifici, dedizione ai valori (nel caso degli States ai valori cristiani) fossero sufficienti perché le cose funzionassero. E, invece, scopriamo che niente funziona. E se nulla funziona, perché dobbiamo avere fiducia nelle autorità morali, politiche, scientifiche?».

domenica 24 settembre 2017

Ora ridateci la verità

di WLODEK GOLDKORN   

la Repubblica Robinson, 24 settembre 2017«Noam Chomsky parla del suo ultimo libro e dei disastri causati dal neo-liberalismo e dal postmoderno “Gli intellettuali devono resistere contro le false realtà create dal potere”» (c.m.c)

Noam Chomsky, Le dieci leggi del potere, Ponte alle Grazie

Cinquant’anni fa, nel 1967 sulla New York Review of Books, l’allora non ancora trentanovenne Noam Chomsky, linguista geniale e innovativo (una decina di anni prima aveva cominciato a spiegare come la nostra capacità di generare frasi sia innata), pubblicava un lungo saggio sulla responsabilità degli intellettuali. Quel testo diceva, in fondo, una cosa semplice: occorre svelare le menzogne del potere e cercare di ristabilire la verità dei fatti. Era un potente manifesto che serviva alla mobilitazione della meglio gioventù d’America contro la guerra in Vietnam.

Nel frattempo, il professore, giunto all’età di ottantotto anni, è stato al centro di varie e frequenti controversie, fu più volte indicato come l’intellettuale più influente del mondo ( in genere il secondo classificato era il nostro Umberto Eco); e ora, tonico, lucido, con un eloquio difficile da interrompere concede questa intervista.

Il pretesto è la pubblicazione, con Ponte alle Grazie, di un suo saggio Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano;ma poi si parla anche del ruolo appunto del pubblico intellettuale ai tempi della crisi della gerarchia del sapere, di Trump e delle fake news.

Cominciamo dal libro e dal sogno. Una volta, l’America, nella mente di molti, prima di tutto degli immigrati, italiani ma anche ebrei dell’Est Europa fuggiti come i suoi genitori dai pogrom, incarnava la fiducia nel futuro; la certezza che i figli avrebbero vissuto meglio dei genitori; la possibilità per ciascun individuo di determinare il proprio destino. Oggi sembra che non sia così. Cosa è successo?
«Intanto, perfino al suo apice il sogno americano era una storia sfaccettata e ambivalente. Gli Stati Uniti, ai primi del Novecento, avevano leggi molto repressive contro i sindacati; i linciaggi erano prassi comune; i poveri vivevano in condizioni spaventose. Moltissimi immigrati, dopo aver guadagnato un po’ di soldi, tornavano a casa: qui era difficile condurre una vita da persona civile. Il tutto è cambiato con la Seconda guerra mondiale. È con quel conflitto che gli Usa conquistano il dominio sul globo terrestre; una posizione di potere culturale, industriale e militare senza precedenti. Poi sono venuti decenni di crescita rapidissima, potrei dire quasi egualitaria. Negli anni Settanta tutto è cambiato. Nasceva il progetto neo-liberale che ha portato alla stagnazione o al declino economico della maggioranza della popolazione. Basti pensare che i salari reali dei lavoratori nel 2007, alla vigilia del crollo di Wall Street, erano più bassi di quelli del 1979. Con l’affermarsi del neo- liberalismo sono diminuiti l’interesse e la partecipazione alla vita politica. Sono in crescita invece il risentimento, la rabbia, l’odio. L’abbiamo visto a proposito del fenomeno Trump».

Il neo- liberalismo, che in Italia chiamiamo pudicamente liberismo, ha spento il sogno americano?«Ha creato un disastro. Negli Stati Uniti è in aumento il tasso della mortalità tra le persone in età lavorativa: tra i trenta e i sessanta anni, maschi bianchi, classe operaia. Ai tempi della Grande Crisi ( sono abbastanza vecchio per ricordarla) la situazione era peggiore di oggi, ma c’era la speranza. C’era la sensazione che saremmo usciti dalla crisi; stavamo lavorando tutti insieme per un futuro migliore. Oggi invece c’è la sensazione di stagnazione e declino; e oggettivamente è così. E allora si è propensi a mettere in questione la stessa democrazia. Mi spiego. La gente ha la sensazione che il sistema non funzioni, che niente sia fatto per chi soffre e lavora. La frase ricorrente è: “ Qualunque cosa il governo faccia non la fa per me, ma per i ricchi e per i poveri che però non si meritano né aiuto né assistenza”. Il risentimento crea capri espiatori».

Come in Italia, dove il senso comune e i giornali di destra dicono: a noi fanno pagare le tasse, agli immigrati regalano gli smartphone.
« È lo stesso meccanismo per cui nella Germania nazista gli ebrei venivano considerati colpevoli di tutti i mali. Quando il sistema non funziona, e tu non sei in grado, perché nessuno ti aiuta a esserlo, di capire le cose e cambiarle, sei incline a cercare un capro espiatorio; un gruppo marginale o marginalizzato cui addossare le colpe di tutto. Qui negli States abbiamo un’immagine: gente che fa la fila. Una volta, la fila avanzava: i miei nonni erano poveri, i miei genitori meno poveri, io ho avuto il benessere. Ma ora sto fermo, mentre quelli avanti diventano super ricchi e quelli dietro godono dell’appoggio del governo per superarmi. Quelli dietro sono i neri, gli immigrati, i rifugiati. È facile essere arrabbiato con chi sta peggio di te. Per colpa della dottrina neo- liberale, da voi in Europa declinata come austerità, abbiamo la sensazione che ci hanno rubato il sogno e la speranza».

Una volta, bastava spiegare alla gente quale era la loro situazione vera. È figlia dell’illimitata fiducia nello spirito dell’Illuminismo, nel nesso tra il sapere e l’emancipazione, la figura dell’intellettuale pubblico che forte della sua nuda parola sfida il potere: da Émile Zola a Sartre, a Chomsky. Oggi gli argomenti razionali, le statistiche, la citazione dei fatti non convincono l’opinione pubblica. Perché?

« Sono successe varie cose. La prima: è nato il postmodernismo, la pretesa che non esista una verità oggettiva e che tutto il sapere è questione di potere e dello sguardo di chi narra una storia. E una gran parte del mondo universitario e degli intellettuali ha fatto suo questo metodo disgraziato. Dall’altro lato il potere pensa di poter creare una propria realtà. Nel mondo di Trump questo fenomeno è stato portato fino all’estremo, fino alla creazione dei fatti. Il motto degli uomini del presidente è il seguente: se noi diciamo che non esiste il riscaldamento globale, vuol dire che davvero non esiste. E non importa se gli scienziati ci smentiscono. Vede, io penso che la creazione dei fatti alternativi sia una conseguenza dell’allentamento dei legami sociali di cui abbiamo parlato prima. Una volta credevamo che un duro lavoro, sacrifici, dedizione ai valori (nel caso degli States ai valori cristiani) fossero sufficienti perché le cose funzionassero. E, invece, scopriamo che niente funziona. E se nulla funziona, perché dobbiamo avere fiducia nelle autorità morali, politiche, scientifiche?».

Solo questo?
« No. La sfiducia nel sapere è alimentata dal sistema dei media e dai socialmedia che creano una specie di bolla; notizie false, fake news. Da noi la rete tv di destra, Fox news, ripete sempre le stesse cose ma non dà notizie vere. Così ognuno ha il suo set di opinioni e non esiste più la verità oggettiva. Questa è la cultura dominante: inventare una realtà alternativa, negare quella esistente. È un negazionismo che raramente è esistito nella storia. Ed è pericoloso».

Ricorda il comunismo. Ciò che il potere non contempla non esiste.
«Certo, ma vorrei tornare alla sua domanda sulla crisi del sapere. Fino alla Seconda guerra mondiale gli Usa, dal punto di vista culturale, erano un Paese provinciale e arretrato, sebbene con qualche eccezione. Per studiare fisica si andava a Berlino, per diventare scrittori a Parigi e così via. Il cambiamento verificatosi con la Seconda guerra mondiale, lo spostamento del centro verso gli States, ha riguardato solo una parte della gente. Siamo ancora un Paese in cui la metà della popolazione pensa che il mondo sia stato creato diecimila anni fa e che l’evoluzionismo è una falsa dottrina. Ora ciò che è cambiato negli ultimi anni è che quella fetta della popolazione non è più un fenomeno folcloristico, ma è diventata la base politico-culturale del potere dominante».

Cosa possono fare gli intellettuali?
«Quello che gli intellettuali hanno sempre fatto: aiutare gli attivisti a creare un movimento di resistenza; farsi coinvolgere in un simile movimento. Non sono pessimista. La vera sorpresa delle ultime elezioni è stata l’affermazione di Bernie Sanders. Non fosse per le manipolazioni dell’apparato del partito avrebbe vinto le primarie contro Clinton. La sua campagna è stata fatta da un movimento ampio, popolare e indica una strada da percorrere».

Ultima domanda. Il suo essere ebreo, figlio di immigrati, ha influito sul suo essere non tanto di sinistra, quanto un intellettuale controcorrente e con un pensiero dove evidenti sono i richiami ai profeti e al messianismo?
«Domanda difficile. Molte persone con il mio stesso background hanno posizioni diverse dalla mia. Ma certo, c’è una grande influenza e una continuità tra quello che dico e penso e le mie letture della Bibbia, dei profeti e della letteratura radicale molto diffusa ai tempi della mia infanzia nelle comunità ebraiche americane».

Silvana Prosperi è stata premiata il 10 settembre 2017 nell’incantevole scenario libanese di Tyr con il Premio Elissa-Didon istituito dalla Fondazione Tyr ed il Programme MED 2. per “onorare il contributo significativo di una personalità femminile per il rafforzamento, l’uguaglianza di possibilità e l’affermazione del ruolo delle donne nella società del bacino del Mediterraneo”.
Il Premio Elissa-Didon le è stato assegnato per l’ideazione e la realizzazione del Festival Mediterraneo della laicità, impegnato in iniziative in difesa e promozione della laicità nel Mediterraneo che si svolge da 10 anni a Pescara.

Il Premio Elissa-Didon La Fondazione Tyr attraverso la cultura, opera per avviare, coordinare, progettare e assistere progetti che promuovono la conservazione del patrimonio, la valorizzazione, la promozione del turismo culturale, la conservazione dell’ambiente marino e lo sviluppo socio-economico delle città mediterranee. Inoltre, opera per “la promozione della condizione delle donne nel Mediterraneo e destina il Premio Elissa – Didon a segnalare ed onorare il contributo significativo di una personalità femminile o istituzione che lavori per il rafforzamento dell’eguaglianza di possibilità e l’affermazione del ruolo delle donne nella società del bacino del Mediterraneo”.
Il Premio Elissa – Didon è annuale e premia due vincitrici provenienti dalle due sponde del Mediterraneo: una del Nord e una del Sud. Il Premio è inserito in una rete di premi per la promozione dell’eccellenza nel Mediterraneo istituita insieme al Programma Med 21 e attivamente incentiva i rapporti tra i paesi che su esso si affacciano per rafforzare la cooperazione tra le istituzioni e le persone che lavorano per raggiungere questo obiettivo. Con questo riconoscimento è premiato un evento ed un ambito territoriale e culturale che lo ospita e sostiene. Un particolare ringraziamento è dovuto all’Ufficio dell’Otto per Mille della Tavola Valdese per il sostegno finanziari essenziale alla realizzazione del Festival.

Verso il Festival: al via il ciclo “Laicità Arte’

Comunicato stampa dell’Associazione Itinerari Laici

Pescara 16 settembre 2017

Iniziano oggi le iniziative culturali “Verso il Festival’ che si terranno nel capoluogo abruzzese nei mesi di settembre e ottobre e che anticipano la X edizione del Festival Mediterraneo della Laicità che si svolgerà a Pescara dal 20 al 22 ottobre. Continue reading Verso il Festival: al via il ciclo “Laicità Arte’

Ci siamo, siamo giunti alla decima edizione….

PESCARA 20-21-22.10.2017.
Le tre giornate centrali della decima edizione del Festival Mediterraneo della Laicità  che l’associazione Itinerari Laici organizza presso l’Aurum di Pescara venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 ottobre 2017, quest’anno affronta  il tema “mobilitazione totale, connessione generale”.

Il Festival è preceduto e seguito da tre cicli:

Laicità ARTE 
EVENTO: www.facebook.com/events/115906432482028
Ciclo di Arte a cura di Simone Ciglia GiovanBattista Benedicenti
sabato 16 settembre / sabato 23 settembre / sabato 7 ottobre 2017
Museo d’arte moderna Vittoria Colonna, Via Gramsci, 1, Pescara piano terrah. 17.30

Laicità MUSICA

EVENTO: www.facebook.com/events/1760317127594091/
Aurum, Largo Gardone Riviera, sala Francesco Paolo Tosti, Pescara piano terrah. 16.30
venerdì 20 ottobre 2017
Alan DI LIBERATORE – Violoncello

Esplorare Nuovi Linguaggi

Laicità CINEMA

EVENTO: www.facebook.com/events/305796813162029/

Ciclo di Cinema a cura dell’Associazione ACMA

Sabato 28 ottobre / sabato 4 novembre / sabato 11 novembre 2017
Museo d’arte moderna Vittoria Colonna, Via Gramsci, 1, Pescara piano terrah. 17.30

 

 

Il primo ciclo, che si apre sabato 16 settembre 2017 è

Laicità ARTE 
Si apre con il Ciclo ARTE e la partecipazione di Giovanni Benedicenti e Simone Ciglia, la decima edizione del Festival Mediterraneo della Laicità

Ciclo di Arte a cura di Simone Ciglia GiovanBattista Benedicenti

Museo d’arte moderna Vittoria Colonna,  piano terra h. 17.30

 

Sabato 16 settembre: Simone Ciglia
L’opera d’arte nell’epoca digitale. Una storia rizomatica della New Media Art
Sabato 23 settembre: Giovanbattista Benedicenti
L’utopia dell’arte totale da Wagner a Gropius
Sabato 7 ottobre: Giovanbattista Benedicenti

L’utopia dell’arte totale da Gropius a ogg

 

PER AGGIORNAMENTI sulle iniziative e sui cicli ARTE, MUSICA e CINEMA consigliamo gli EVENTI creati sulle pagine Facebook

 

#FML – Festival Mediterraneo della Laicità 10
EVENTO: www.facebook.com/events/167863847095292

 

Verso il Festival: cicli d’arte e premio internazionale per Silvana Prosperi

Si è appena conclusa la conferenza stampa al Comune di Pescara nella quale sono intervenuti Giovanni Di Iacovo, Assessore alla cultura del Comune di Pescara, e Silvana Prosperi, Presidente dell’Associazione Itinerari Laici.

Durante l’incontro con la stampa sono state presentate le iniziative culturali “Verso il Festival’ che si terranno nel capoluogo abruzzese nei mesi di settembre ed ottobre e che anticipano la X edizione del Festival Mediterraneo della Laicità che si svolgerà a Pescara dal 20 al 22 ottobre. Continue reading Verso il Festival: cicli d’arte e premio internazionale per Silvana Prosperi

Ricomincia su RAI 5 “Opera aperta”, il programma ideato e condotto da Maurizio Ferraris

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Ricomincia su RAI 5 “Opera aperta”, il programma ideato e condotto da Maurizio Ferraris
Da “Opera Aperta” di Umberto Eco alla “Recherche” di Proust al “Faust” di Goethe passando da “Robinson Crusoe”, “Dracula” e le “Meditazioni Metafisiche” di Cartesio. Ci sono opere che servono molto di più dei tanti manuali di “self help”. Lo racconta Maurizio Ferraris nel nuovo programma di Rai Cultura “Opera Aperta”, realizzato con la collaborazione di Claudio Del Signore e di Gino Roncaglia, in onda da lunedì 22 maggio alle 23.05 su Rai5. In dodici puntate, ciascuna dedicata a un testo che introduce temi come la verità, il segreto, la felicità, la memoria, Maurizio Ferraris dialoga con quattro ospiti.

Opera Aperta – Puntata 7, 18 settembre
Realtà
Cosa è la realtà, come ci confrontiamo tutti i giorni con essa? Siamo consapevoli di quello a cui ci mette di fronte la realtà?
Ne parlano con Maurizio Ferraris i filosofi Felice Cimatti e Mario De Caro, il critico letterario Raffaele Donnarumma, e la filosofa Daniela Angelucci.

Opera Aperta – Puntata 8, 25 settembre
Paura senza coraggio?
E’ vero come affermato da Hobbes che l’unico sentimento provato è la paura? E la paura è autentica, non si può fingere di avere paura? Mentre il coraggio è davvero una virtù? Ne parlano con Maurizio Ferraris Giacomo Marramao, filosofo, Marisa Fiumanò,
psicoanalista, Filippo La Porta, critico e saggista, Germano Dottori, docente di studi strategici. All’interno della puntata, registrata nello studio virtuale TV 4 del Centro di produzione TV di Roma, sono inserite “Interferenze” brevi riflessioni di Valerio Magrelli per la regia di Sandro Vanadia.

Parole non ostili di Vera Gheno

Vera Gheno è sociolinguista, e si occupa di Comunicazione mediata dal computer. Ricercatrice post-doc e docente a contratto di Sociolinguistica e Italiano scritto all’Università di Firenze, è anche membro della redazione di consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca e responsabile, dal 2012, del profilo Twitter dell’ente. Least but not last, è traduttrice di grandissimi autori ungheresi tra cui Magda Szabó e János Székely. Nell’ultimo anno si è molto impegnata sul versante della,comunicazione non ostile e dello smascheramento degli atteggiamenti aggressivi e passivo-aggressivi – in particolare nella comunicazione social – che rendono difficili le interazioni e sempre più labili le relazioni all’interno e fuori dai social network. I social e le interazioni veloci a distanza (es. chat, whatsapp) creano e alimentano facilmente dinamiche di sopraffazione, vittimismo, manipolazione in senso ampio, mascheramento di “incompetenze” e debolezze e fragilità relazionali, anche tramite l’uso incoerente di parole e immagini, e la proliferazione di un’idea di corporeità che sfiora l’irrealtà. Saper ascoltare, uscire dai meccanismi di difesa, imparare a considerare il mondo nelle sue complessità e a rispettarle, a rispettare anche le competenze altrui senza sminuirle per “aver ragione”, e imparare a costruire dispute felici, come si illustra nel volume di Bruno Mastroianni di cui proprio Vera Gheno ha composto l’introduzione.

http://www.centodieci.it/vera-gheno

In Psychonet, Eleonora De Conciliis scrive  “siamo intossicati dall’altro”.

Eleonora De Conciliis scrive nelle prime pagine di Psychonet che letteralmente “siamo intossicati dall’altro” e pone domande che assillano la cultura contemporanea: cos’è l’uomo in quanto animale digitale? come si sta trasformando e/o adattando la sua psiche, e cosa sta diventando l’inconscio nell’epoca del web?  leggi la recensione https://www.alfabeta2.it/2017/06/14/follia-senza-aura/

Psychonet di Eleonora De Conciliis, Cronopio edizioni

Scritto all’ombra di due pensatori inclassificabili e solo apparentemente incompatibili come Michel Foucault e Jean Baudrillard, questo è un libro diagnostico e al tempo stesso fossile – ironicamente postumo. Muovendo da una batteria concettuale delirante, esso riformula alcune domande che assillano la cultura contemporanea: cos’è l’uomo in quanto animale digitale? come si sta trasformando e/o adattando la sua psiche, e cosa sta diventando l’inconscio nell’epoca del web?
Le risposte ipotizzate provano a storicizzare radicalmente sia Nietzsche che Foucault e Baudrillard: ben lungi dall’essere morto, l’uomo non è più un animale malato ma non ha affatto superato se stesso, mentre il capitalismo globale, dopo aver sostituito la realtà col virtuale, sopravvive producendo psicotici ‘freddi’, integrati e funzionali alla demenza del suo sistema. Questa normalizzazione sociale della psicosi, che si annuncia soprattutto nella popolazione giovanile, sembra segnare la fine della divisione tra ragione e follia, ma anche la scomparsa del disagio psichico cosciente.