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Ricomincia su RAI 5 “Opera aperta”, il programma ideato e condotto da Maurizio Ferraris

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Ricomincia su RAI 5 “Opera aperta”, il programma ideato e condotto da Maurizio Ferraris
Da “Opera Aperta” di Umberto Eco alla “Recherche” di Proust al “Faust” di Goethe passando da “Robinson Crusoe”, “Dracula” e le “Meditazioni Metafisiche” di Cartesio. Ci sono opere che servono molto di più dei tanti manuali di “self help”. Lo racconta Maurizio Ferraris nel nuovo programma di Rai Cultura “Opera Aperta”, realizzato con la collaborazione di Claudio Del Signore e di Gino Roncaglia, in onda da lunedì 22 maggio alle 23.05 su Rai5. In dodici puntate, ciascuna dedicata a un testo che introduce temi come la verità, il segreto, la felicità, la memoria, Maurizio Ferraris dialoga con quattro ospiti.

Opera Aperta – Puntata 7, 18 settembre
Realtà
Cosa è la realtà, come ci confrontiamo tutti i giorni con essa? Siamo consapevoli di quello a cui ci mette di fronte la realtà?
Ne parlano con Maurizio Ferraris i filosofi Felice Cimatti e Mario De Caro, il critico letterario Raffaele Donnarumma, e la filosofa Daniela Angelucci.

Opera Aperta – Puntata 8, 25 settembre
Paura senza coraggio?
E’ vero come affermato da Hobbes che l’unico sentimento provato è la paura? E la paura è autentica, non si può fingere di avere paura? Mentre il coraggio è davvero una virtù? Ne parlano con Maurizio Ferraris Giacomo Marramao, filosofo, Marisa Fiumanò,
psicoanalista, Filippo La Porta, critico e saggista, Germano Dottori, docente di studi strategici. All’interno della puntata, registrata nello studio virtuale TV 4 del Centro di produzione TV di Roma, sono inserite “Interferenze” brevi riflessioni di Valerio Magrelli per la regia di Sandro Vanadia.

Parole non ostili di Vera Gheno

Vera Gheno è sociolinguista, e si occupa di Comunicazione mediata dal computer. Ricercatrice post-doc e docente a contratto di Sociolinguistica e Italiano scritto all’Università di Firenze, è anche membro della redazione di consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca e responsabile, dal 2012, del profilo Twitter dell’ente. Least but not last, è traduttrice di grandissimi autori ungheresi tra cui Magda Szabó e János Székely. Nell’ultimo anno si è molto impegnata sul versante della,comunicazione non ostile e dello smascheramento degli atteggiamenti aggressivi e passivo-aggressivi – in particolare nella comunicazione social – che rendono difficili le interazioni e sempre più labili le relazioni all’interno e fuori dai social network. I social e le interazioni veloci a distanza (es. chat, whatsapp) creano e alimentano facilmente dinamiche di sopraffazione, vittimismo, manipolazione in senso ampio, mascheramento di “incompetenze” e debolezze e fragilità relazionali, anche tramite l’uso incoerente di parole e immagini, e la proliferazione di un’idea di corporeità che sfiora l’irrealtà. Saper ascoltare, uscire dai meccanismi di difesa, imparare a considerare il mondo nelle sue complessità e a rispettarle, a rispettare anche le competenze altrui senza sminuirle per “aver ragione”, e imparare a costruire dispute felici, come si illustra nel volume di Bruno Mastroianni di cui proprio Vera Gheno ha composto l’introduzione.

http://www.centodieci.it/vera-gheno

In Psychonet, Eleonora De Conciliis scrive  “siamo intossicati dall’altro”.

Eleonora De Conciliis scrive nelle prime pagine di Psychonet che letteralmente “siamo intossicati dall’altro” e pone domande che assillano la cultura contemporanea: cos’è l’uomo in quanto animale digitale? come si sta trasformando e/o adattando la sua psiche, e cosa sta diventando l’inconscio nell’epoca del web?  leggi la recensione https://www.alfabeta2.it/2017/06/14/follia-senza-aura/

Psychonet di Eleonora De Conciliis, Cronopio edizioni

Scritto all’ombra di due pensatori inclassificabili e solo apparentemente incompatibili come Michel Foucault e Jean Baudrillard, questo è un libro diagnostico e al tempo stesso fossile – ironicamente postumo. Muovendo da una batteria concettuale delirante, esso riformula alcune domande che assillano la cultura contemporanea: cos’è l’uomo in quanto animale digitale? come si sta trasformando e/o adattando la sua psiche, e cosa sta diventando l’inconscio nell’epoca del web?
Le risposte ipotizzate provano a storicizzare radicalmente sia Nietzsche che Foucault e Baudrillard: ben lungi dall’essere morto, l’uomo non è più un animale malato ma non ha affatto superato se stesso, mentre il capitalismo globale, dopo aver sostituito la realtà col virtuale, sopravvive producendo psicotici ‘freddi’, integrati e funzionali alla demenza del suo sistema. Questa normalizzazione sociale della psicosi, che si annuncia soprattutto nella popolazione giovanile, sembra segnare la fine della divisione tra ragione e follia, ma anche la scomparsa del disagio psichico cosciente.