Lidia Menapace al decimo Festival mediterraneo della laicita’

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Lidia Menapace al decimo Festival mediterraneo della laicita’

Lidia Menapace al decimo Festival mediterraneo della laicita’

editor Articoli 24 ottobre 2017 Comments

Riceviamo a termine della decima edizione del festival mediterraneo della laicità questo nota da Lidia Menapace, ospite e relatrice, e con piacere la pubblichiamo.

     ”   Festival della laicita’
 
Il X° Festival della laicità ha visto un pubblico molto vasto, che ha riempito del tutto la sala Tosti dell’Aurum , con attenzione, consenso, atteggiamento critico e razionale, verso relazioni molto pensate, dense, niente affatto facili, persino talora troppo accademiche.
 
La cosa di gran lunga più importante è che l’ascolto profondo serio  convinto del pubblico non ha mai escluso, anzi ha sollecitato interventi, aggiunte, obiezioni,  proseguimento, razionalità .
 
Mi colloco dunque in questa prospettiva,  osservando che dal tavolo di chi relazionava il linguaggio a me è apparso, ha suonato un po’ troppo come asseverativo e assoluto. Che é una caratteristica della comunicazione elettronica.
 
 Voglio in proposito esprimere un’opinione, termine che amo assai, perchè l’opinione (doxa nel greco antico) non afferma la Verità, nemmeno una verità minuscola; però non è nemmeno capriccio, bensì una posizione intermedia, relazionale, in attesa di risposte e dotata già di alcune domande e risposte forse approssimative, troppo frettolose, ma non  cervellotiche.  
 
Orbene dirò piattamente la mia opinione sulle relazioni  conclusive.  Che hanno rischiato di non concludersi, in un seguito di risposte e domande  svolte al TAVOLO DELLA PRESIDENZA, CHE PASSAVANO SOPRA LE NOSTRE TESTE, ALL’ INFINITO.
 
A mio parere (é un’opinione) esprimevano un atteggiamento assolutamente “religioso”, nel senso che Marx dava a questa parola, nella notissima frase: la religione è l’oppio dei popoli. Cioé la religione è una droga che viene distribuita al popolo e lo indottrina. Una alienazione sostenuta da un linguaggio forte, assoluto, che si autodefinisce una Dottrina. Anche la Filosofia può diventare una droga, e passare sopra le teste degli ascoltatori, che – sotto il suo effetto – non si accorgono nemmeno che chi parla, parla solo con gli interlocutori  previsti: noi altri/e non siamo nemmeno visti/e, meno che mai “guardati/e”. Il che significa che l’alienazione religiosa ha invaso completamente la comunicazione. Sicchè viene elettronicamente cancellata la seconda razionale parte della citata frase di Marx, che aveva aggiunto: “e il sospiro della creatura oppressa”.  Non si esce dall’alienazione religiosa perseguitando la religione, né usandola come droga, bensì lottando per ridurre definitivamente l’oppressione.
 
Anche su “modernità-postmodernità ” vorrei dire la mia opinione. Il termine, a me che ho una preparazione soprattutto storico/letteraria, fa venire in mente subito il leopardiano Dialogo della Moda e della  Morte: la Moda dura sei mesi e poi passa,  muore, essa è l’espressione di ciò che è intrinsecamente precario e  diventa  -alienandoci-  assoluto. Tanto che alla domanda  :”non ci sono maglie rotte nella rete elettronica?”, non sono venute risposte, cioé la domanda non si può nemmeno porre, la rete è il nuovo vangelo , un vangelo luterano o comunque assoluto, non leggibile alla svelta, anche per capirlo approssimativamente, farsi un’opinione su di esso: nonsi può maneggare se non con  precisione e  autorità  calvinista, non vi è scampo, non ci sono maglie rotte.
 
 Mi oppongo e vorrei che l’ XI festival cedesse un po’ di spazio ad alcune modeste opinioni, come le mie, grazie Lidia.”