Riceviamo a termine della decima edizione del festival mediterraneo della laicità questo nota da Lidia Menapace, ospite e relatrice, e con piacere la pubblichiamo.
” Festival della laicita’
Il X° Festival della laicità ha visto un pubblico molto vasto, che ha riempito del tutto la sala Tosti dell’Aurum , con attenzione, consenso, atteggiamento critico e razionale, verso relazioni molto pensate, dense, niente affatto facili, persino talora troppo accademiche.
La cosa di gran lunga più importante è che l’ascolto profondo serio convinto del pubblico non ha mai escluso, anzi ha sollecitato interventi, aggiunte, obiezioni, proseguimento, razionalità .
Mi colloco dunque in questa prospettiva, osservando che dal tavolo di chi relazionava il linguaggio a me è apparso, ha suonato un po’ troppo come asseverativo e assoluto. Che é una caratteristica della comunicazione elettronica.
Voglio in proposito esprimere un’opinione, termine che amo assai, perchè l’opinione (doxa nel greco antico) non afferma la Verità, nemmeno una verità minuscola; però non è nemmeno capriccio, bensì una posizione intermedia, relazionale, in attesa di risposte e dotata già di alcune domande e risposte forse approssimative, troppo frettolose, ma non cervellotiche.
Orbene dirò piattamente la mia opinione sulle relazioni conclusive. Che hanno rischiato di non concludersi, in un seguito di risposte e domande svolte al TAVOLO DELLA PRESIDENZA, CHE PASSAVANO SOPRA LE NOSTRE TESTE, ALL’ INFINITO.
A mio parere (é un’opinione) esprimevano un atteggiamento assolutamente “religioso”, nel senso che Marx dava a questa parola, nella notissima frase: la religione è l’oppio dei popoli. Cioé la religione è una droga che viene distribuita al popolo e lo indottrina. Una alienazione sostenuta da un linguaggio forte, assoluto, che si autodefinisce una Dottrina. Anche la Filosofia può diventare una droga, e passare sopra le teste degli ascoltatori, che – sotto il suo effetto – non si accorgono nemmeno che chi parla, parla solo con gli interlocutori previsti: noi altri/e non siamo nemmeno visti/e, meno che mai “guardati/e”. Il che significa che l’alienazione religiosa ha invaso completamente la comunicazione. Sicchè viene elettronicamente cancellata la seconda razionale parte della citata frase di Marx, che aveva aggiunto: “e il sospiro della creatura oppressa”. Non si esce dall’alienazione religiosa perseguitando la religione, né usandola come droga, bensì lottando per ridurre definitivamente l’oppressione.
Anche su “modernità-postmodernità ” vorrei dire la mia opinione. Il termine, a me che ho una preparazione soprattutto storico/letteraria, fa venire in mente subito il leopardiano Dialogo della Moda e della Morte: la Moda dura sei mesi e poi passa, muore, essa è l’espressione di ciò che è intrinsecamente precario e diventa -alienandoci- assoluto. Tanto che alla domanda :”non ci sono maglie rotte nella rete elettronica?”, non sono venute risposte, cioé la domanda non si può nemmeno porre, la rete è il nuovo vangelo , un vangelo luterano o comunque assoluto, non leggibile alla svelta, anche per capirlo approssimativamente, farsi un’opinione su di esso: nonsi può maneggare se non con precisione e autorità calvinista, non vi è scampo, non ci sono maglie rotte.
Mi oppongo e vorrei che l’ XI festival cedesse un po’ di spazio ad alcune modeste opinioni, come le mie, grazie Lidia.”
